51 anni di irresponsabilita’ etica

E´il momento di inziare un dibattito partendo dal reale, dal bicchiere mezzo pieno che ci ostiniamo a non voler vedere. Ovvero dalla responsabilità verso gli altri come condizione preliminare e fondamentale per garantire un futuro sostenibile a noi stessi.

Anno XVII della Prima Repubblica:1963.51 anni di irresponsabilità politica

In quell´anno usci´ un cammeo di Dino Risi, “Le mani sulla città”. Un capolavoro neo-realista che raccontava un´Italia che nel 1963 era cosi´simile a quella del 2014,(Anno XII della Seconda Repubblica od Anno 0 della Terza ?), da rendere impossibile ogni distinguo.

Il film descriveva l´Italia che nel 1963 era la risultante di (almeno) un decennio di eventi precedenti. Ovvero i mitici “anni d´oro del dopoguerra che una mitologia del passato, che ci siamo creati a nostro uso e consumo, definiscono come quelli in cui non vi era spazio per il malcostume perche´una spinta culturale ed emozionale comune faceva si´ che tutti lavorassero al meglio per il bene collettivo. 

Risi ci dimostra che quel passato non e´mai esistito se non in un rassicurante mito che ci siamo creati. E´una difesa naturale dal punto di vista culturale quella di parlare di  “ere d´oro” del  passato che non sono mai esistite come anticorpo psicologico di fronte al degrado del presente.

Stiamo parlando di 51 anni in cui una lunga linea rossa ha attraversato due Repubbliche. Una lunga linea rossa di scandali che definisce il framedi un modo di essere al di la´delle stagioni politiche.

Alcuni esempi come lo scandalo Lockheed nel 1976 o la Questione Morale che uno statista di prim´ordine come Berlinguer menziono´nel 1981 ne sono  la triste conferma. Poi Mani Pulite … fino a giungere alle cronache dei nostri giorni aspettando quelle dei prossimi giorni.

Non perche´pensiamo che  siamo noi i maitre a penser , i trend setters ma molto piu´semplicemente e tristemente per evidenziare che  un´era della responsabilita´ collettiva non sia mai esistita  negli ultimi 51 anni,(e ,per evitare fraintendimenti, meno che mai durante il fascismo…).

Il tutto sembra dilatarsi nel tempo ma alla fine ci si accorge di ri-vedere la versione a colori del film di Risi.

Il punto chiave e´la perdurante mancanza di Etica e l´Etica non ha colore e nemmeno un campanile. Non e´di destra o di sinistra ma neanche laica o credente. L´Etica e´Etica e basta.

Un concetto semplice e di facile assimilazione. Si tratta,quindi ,di andare oltre le vuote parole degli editoriali, dei libri o dei talk-show come pure ben oltre le operazioni di immagine che  celebrano un ethic commitment aziendale  “pieno” di parole ma “vuoto” nei fatti

Viviamo in tempi dove l´apertura e´sempre meno vista come un´ “occasione”e sempre piu´come un “rischio”.

E questo perche´si vive in un costante stato di incertezza che porta ad un´insicurezza frenante.

Frenante  perche´il perdurare di quest´incertezza genera un´impotenza vissuta come se fosse la normalita´.

Una normalita´che ci porta ad auto-limitare la percezione di quello che e´realisticamente possibile.

Ovvero, in una frase, riduce la liberta, la volonta´di scegliere e quindi di fare.

Sfortunatamente in una dimensione senza Etica questo panico irrazionale si amplifica in un mondo che sembra alla merce di un´emergenza epocale dopo l´altra.

Emergenze che sembrano ogni volta piu´totalizzanti e quindi piu´letali fino al punto da rendere vano anche il pensare che si possa programmare per il futuro.

Tutto e´pervaso da un pessimismo irrazionale.

Una metastasi che ci schiaccia nel presente convinti che il futuro sia perso.

Ed a questo punto e´bene analizzare queste emergenze epocali tenendo presente le parole del Bilan Strategique 2010 di Le Monde/IISS.

Il Bilan Geostrategique 2010 edito da Le Monde / International Institute of Strategic Studies inizia dicendo che ogni epoca ha la sua teoria che spiega tutto e poi ci sono le mode geopolitiche del momento. Sembra che viviamo in un mondo dove le mode diventano teorie.

Per questo abbiamo stilato questa lista di “eventi epocali senza ritorno” e scopriamo che se si considera il breve lasso di tempo tra il 1987 ed il 2010 abbiamo avuto 19 crisi epocali,(ovvero sarebbe come dire in media una ogni 22 settimane ed ovviamente ogni crisi aveva ed ha la sua teoria ed un mondo nuovo e definitivo da descrivere). Facciamo un breve riassunto :

1987 crisi delle borse in ottobre

1990 implosione del Giappone

1994/5 crisi del debito Messicano

1997 crisi finanziaria Asiatica

1998 crisi del debito Russo

1998 collasso dell´hedge fund TLCM

1999 crisi del debito Brasiliano

1999 Guerra della NATO contro la Yugoslavia che sancisce l´intervento armato umanitario come limitante la sovranità di una Nazione

1999 Millenium Bug …

2000 crash borsistico del Web 1.0

2001 …9/11

2001 crisi del debito della Turchia e dell´Argentina

2001 guerra in Afganistan

2003 guerra in Irak

2003 estate torridissima con incendi ,centinaia di morti per il caldo ed esplosione mediatica sulla fine del mondo per cause ambientali

2006 Pandemia 1

2008 9/15 e crisi finanziaria USA

2009 Pandemia 2

2009 crisi finanziaria

2010 la Cina ha il suo primo deficit commerciale e si inizia a parlare di un mondo post – Cina … per inciso senza che si sia mai creato quello” China controlled”

Se ogni 22 settimane il mondo si riscrive qualcosa non funziona.

Forse si e´perso il senso dell´equilibrio a causa della metastasi del pessimismo irrazionale che  pervade le nostre vite.

E´giunto il punto di fermarci per capire che bisogna andare oltre il twit, il post od il breaking news di un mondo iperobeso di informazioni.

Per ricordarci che oltre il breve termine di un editoriale,( che,come dicono gli Inglesi, il giorno dopo e´utilisssimo per il fish&chips),esiste sempre e comunque il medio e lungo tempo degli uomini e delle cose  come diceva Fernand Braduel.

Ed e´in questa dimensione che possiamo iniziare a vedere le stesse cose in modo diverso anche se realistico.

Che il bicchiere da mezzo vuoto si trasforma in mezzo pieno. E questo solo e semplicemente perche´si inizia a debellare la metastasi del pessimismo irrazionale con gli anticorpi dell´ottimisimo della ragione.

Un ottimismo basato sul coraggio della normalita´,ovvero del ritrovare noi stessi e le energie che  teniamo sopite come un seme sotto la neve.

Un ottimismo che ci permette di vedere le cose come sono e di agire.

In Italia,sfortunatamente, sono in pochi quelli che parlano non in termini di slogans da social network ma con la necessaria profondita´culturale e pratica.

Indubbiamente  tra di essi spicca Piercarlo Ceccarelli che parla da anni  dell´ottimismo della ragione come anticorpo culturale per uscire dalla crisi.

Per fare abbiamo bisogno di un mutamento culturale che  inizi ad immunizzarci con gli anti-corpi dell´ottimismo della ragione e solo allora riusciremo a debellare la paura irrazionale che ci frena.

E´il momento di inziare un dibattito partendo dal reale , dal bicchiere mezzo pieno che ci ostiniamo a non voler vedere. Ovvero dalla responsabilita´verso gli altri come condizione  preliminare e fondamentale per garantire un futuro sostenibile a noi stessi.

di Paolo Dealberti 

Fonte: http://www.targatocn.it/2014/07/25/leggi-notizia/argomenti/attualita/articolo/51-anni-di-irresponsabilitaetica.html

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