L’etica nella comunicazione

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“La domanda di etica nella comunicazione di massa è ben più di una semplice moda: e’ l’espressione di un bisogno di orientamento, di guida, di legittimazione”. La citazione di M.Lorean della Università di Friburgo si addice a farci entrare nell’etica della notizia, a valutare come la comunicazione non sia solo dei giornalisti, o di chi la esercita come professione. Appartiene infatti a tutti. Bisogna dunque che rimanga un fattore di democrazia e di umanità. Viene da domandarsi: quali siano le attuali tendenze del giornalismo scritto e parlato? Continue Reading →

La professionalità. Valore e dimensioni

coa intendiamo per professionalitàIn qualsiasi ambito, tutti parlano di professionalità, forse però senza domandarsi cosa effettivamente essa sia. Un dilemma, quindi, sul quale è opportuno riflettere per sgomberare il campo da equivoci e perplessità.
Quante volte si sente parlare di professionalità, o per rimarcarne l’importanza o per evidenziare l’assenza di comportamenti ispirati a un modo di fare e di agire esemplari ed eticamente corretti. In fondo, è proprio questo ciò che costituisce l’essenza della vera professionalità. Un fatto però è certo: oggi con troppa facilità e spesso a sproposito, e senza alcuna cognizione di causa, si parla di professionalità. Quasi fosse un bisogno psicologico comune (inconsciamente percepito) non ancora soddisfatto, o un’esi­genza dell’immaginario collettivo di esorcizzare gli effetti negativi della sua mancanza. Senza considerare poi, che il termine “professionalità” affascina, seduce e crea comunque un alone positivo che non dispiace.
Allora, professionalità uguale grimaldello “ever green” che non passa mai di moda, comodo attrezzo multifunzionale da maneggiare con disinvoltura, o bella cornice dorata per qualsiasi evento o contesto ambientale? Continue Reading →

Il marketing del passaparola

Il passaparola è lo strumento di persuasione più efficace, sia in politica che in ambito commerciale: i trucchi del mestiere raccolti in un libro.

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I segreti del passaparola

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I segreti del passaparola. Non è una novità: fin dagli anni ’40 le ricerche sul comportamento elettorale evidenziavano come l’influenza dei media non sia determinante quanto quella delle persone vicine giudicate attente e informate: diventando leader d’opinione, finiscono per svolgere una funzione di mediazione tra mezzi di comunicazione e pubblico.

Da qui la conclusione sul potere delle relazioni interpersonali: tutti abbiamo bisogno di verificare se le nostre opinioni sono giuste o sbagliate ma, non esistendo criteri oggettivi di giudizio, è solo confrontando le nostre idee che possiamo effettuare questa valutazione. Continue Reading →

Etica ed economia: tutelare la centralità dell’uomo

Etica27 Maggio 2013


Lapet: che senso abbia lavorare di più per stare peggio? La serenità della persona è il vero motore dell’economia.
Etica ed economia – Commossa soddisfazione si legge tra le parole diffuse recentemente dai tributaristi della Lapet che, rivedendosi nelle parole di papa Francesco pronunciate in occasione dell’incontro coi nuovi ambasciatori accreditati presso la Santa Sede, hanno rimarcato il proprio impegno etico nello svolgimento della professione. “L’uomo deve essere al centro dell’economia. Giacché un buon sistema economico, per funzionare, non ha bisogno di regole soffocanti, ma di una cultura umana che consideri ogni persona un valore assoluto e i beni materiali mezzi da scambiare per vivere. Il denaro serve unicamente per governare la società.
E cittadini poveri e ricchi hanno bisogno della stessa libertà per fare il bene comune e praticare la giustizia”, ha affermato il Santo Padre. Parole, queste, che, a parere del presidente Roberto Falcone, confermano i criteri operativi che da sempre animano la categoria dei tributaristi. Continue Reading →

L’etica (Wikipedia)

Descrizione

L’etica può anche essere definita come la ricerca di uno o più criteri che consentano all’individuo di gestire adeguatamente la propria libertà nel rispetto degli altri. Essa pretende inoltre una base razionale, quindi non emotiva, dell’atteggiamento assunto, non riducibile a slanci solidaristici o amorevoli di tipo irrazionale. In questo senso essa pone una cornice di riferimento, dei canoni e dei confini entro cui la libertà umana si può estendere ed esprimere. In questa accezione ristretta viene spesso considerata sinonimo di filosofia morale: in quest’ottica essa ha come oggetto i valori morali che determinano il comportamento dell’uomo.

Ma l’etica si occupa anche della determinazione di quello che può essere definito come il senso, talvolta indicato con il maiuscolo Il Senso dell’esistere umano, il significato profondo etico-esistenziale (eventuale) della vita del singolo e del cosmo che lo include. Anche per questo motivo è consuetudine differenziare i termini ‘etica’ e ‘morale’. Un altro motivo è che, sebbene essi spesso siano usati come sinonimi, si preferisce l’uso del termine ‘morale’ per indicare l’assieme di valori, norme e costumi di un individuo o di un determinato gruppo umano. Si preferisce riservare la parola ‘etica’ per riferirsi all’intento razionale (cioè filosofico) di fondare la morale intesa come disciplina non soggettiva.

L’etica può essere descrittiva se descrive il comportamento umano, mentre è normativa (o prescrittiva) se fornisce indicazioni. In ogni caso l’indagine verte sul significato delle teorieetiche. Può essere anche soggettiva, quando si occupa del soggetto che agisce, indipendentemente da azioni od intenzioni, ed oggettiva, quando l’azione è relazionata ai valori comuni ed alle istituzioni.

Filosofia pratica e Metaetica analitica

Per comprendere l’oggetto dell’etica è utile mettere a confronto due modelli teorici.

Metaetica analitica

Essa trova la sua prima esemplificazione nei Principia Ethica di Moore. Moore si propone di analizzare in modo rigoroso il linguaggio morale e di definire il significato dei concetti propriamente morali (quali buonodoverosoobbligatorio etc.). Moore, quindi propone una distinzione fra vita morale e sapere e, di conseguenza, propone una distinzione fra vita morale ed etica. L’etica non costituisce alcuna forma di conoscenza, ma ha solo a che fare con emozioni, raccomandazioni e prescrizioni. La questione posta dalla metaetica relativa alla giustificazione dei princìpi morali, è necessaria per dipanare l’intreccio di motivi e di princìpi che sono alla base della stessa conflittualità morale. La metaetica vuole dunque operare una chiarificazione concettuale in modo tale da ridimensionare le pretese accampate da prospettive morali particolari. Essa delimita l’ambito dell’etica rispetto alle diverse espressioni dell’ethos.

Filosofia pratica

La filosofia pratica reagisce contro la pretesa neutralità rivendicata dalla metaetica analitica. Infatti, pur rinunciando ad una sua propria scientificità, non si può, secondo la filosofia pratica, pretendere dall’etica il medesimo rigore e la medesima precisione che si richiedono alla matematica. Le dimostrazioni della matematica sono sempre valide, quelle etiche lo sono per lo più. Quindi, l’etica non è una scienza fine a sé stessa, ma vuole orientare la prassi. In definitiva, la filosofia pratica concepisce il sapere pratico come strettamente agganciato all’esperienza.

Teorie teleologiche e deontologiche

Il problema da cui nascono queste due opposte ramificazioni è insito nella domanda: “Come possiamo stabilire che cosa è moralmente giusto fare per un certo agente?”

  • In base alla teoria teleologica un atto è “giusto” se e solo se esso (o la norma in cui esso rientra) produce, produrrà o probabilmente produrrà una prevalenza di bene sul male almeno pari a quella di qualsiasi altra alternativa accessibile. In altre parole, in questa teoria il fine dell’azione è posto in primo piano rispetto al dovere ed all’intenzione dell’agente.
  • Secondo la teoria deontologica, invece, le modalità dell’azione sono l’azione stessa, ovvero nel valutare un’azione non si può prescindere dall’intenzione dell’agente. Ne deriva che il dovere e l’intenzione sono poste prima del fine dell’azione.

Le teorie deontologiche possono asserire che i giudizi basilari di obbligo sono tutti e solamente particolari e che i giudizi generali sono inutilizzabili o inutili o derivanti da giudizi particolari (in questo caso abbiamo una teoria deontologica dell’atto). Un’altra teoria deontologica (detta teoria deontologica della norma) sostiene invece che il codice del giusto e del torto consiste in una o più norme e, quindi, che le norme sono valide indipendentemente dal fatto che esse promuovano il bene. Tali norme sono basilari e non sono derivate per induzione da casi particolari.