Come l’innovazione tecnologica può supportare lo sviluppo sostenibile?

Questo post nasce dall’esigenza di argomentare cosa oggi, allo stato attuale del Paese Italia, possiamo definire drivers” per uno sviluppo sostenibile.
Ritengo egregia l’iniziativa del periodico on-line “EconomyUp.it”, risalente a qualche mese fa, di diffondere in occasione di SMAU 2013 una versione cartacea con le 10 parole chiave per lo sviluppo, declinate da 10 campioni del Made in Italy. A prescindere dai nomi dei protagonisti, quello che colpisce è la ricorrenza delle parole “innovazione” e “sostenibilità. Come l’innovazione tecnologica può supportare lo sviluppo sostenibileDi sostenibilità ne ho già parlato, mentre ho solo fatto cenno al fatto che un comportamento ed una vision sostenibile di lungo periodo implicano necessariamente una innovazione tecnologica.

L’innovazione, come ha confermato Sergio Dompé, presidente della Dompé Farmaceutici, storica azienda biofarmaceutica italiana, è lo strumento principe della crescita, oltre ad essere una necessità. In poche parole non si tratta di una scelta opzionale.
E questo a prescindere dal settore di riferimento.
Anche Silvano Spinelli, founder di EOS – Ethical Oncology Science, dopo la vendita della società alla Clovis Oncology, ha affermato: “Bisogna cambiare il punto di vista e assumere quello dell’innovazione” per non rischiare di restare “miopi” e con “le gambe corte”.     Il discorso di Spinelli sui venture capitalist italiani ben si presta alla necessità generale di cambiare metro di misura, come riassume lui stesso: “Non è questione di soldi, ma di visione e di competenze”.

Da qui al 2020 si continuerà a parlare di Agenda Digitale Europea, rispetto alla quale l’Italia si è posta gli obiettivi di:
• incentivare la trasparenza, la responsabilità e l’efficienza del settore pubblico;
• stimolare l’innovazione e la crescita economica ed industriale.

Ben vengano quindi iniziative di respiro nazionale come “Digitali per crescere” promossa da Microsoft Italia in collaborazione con Unioncamere, Poste Italiane ed Intel, ed il sostegno di Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e del Ministero dello Sviluppo Economico. Carlo Purassanta, amministratore delegato di Microsoft Italia, ha dichiarato: “L’idea di base è che limitare l’offerta informativa sulle tecnologie a convegni che si tengono a Roma e Milano non basta. Bisogna portare l’innovazione alle Pmi, sul territorio a livello locale. Per questo, la rete dei partner e l’università assumono un ruolo centrale nel progetto. Di conseguenza Digitali per crescere è stato pensato come un progetto a più voci attraverso la collaborazione tra attori pubblici e privati. Il fine ultimo è la promozione, su tutto il territorio italiano, di una cultura dell’innovazione funzionale a un vera ripresa“.

Il progetto è basato sul concetto di “open innovation”, che supera la visione secondo cui le novità tecnologiche nascono dalla mente di esperti chiusi in laboratorio, e nasce invece dalla collaborazione fattiva fra imprese, partner e clienti.
Il merito ovviamente va non solo a Microsoft Italia ma anche ai partner coinvolti che stanno investendo sulla vision a lungo termine dell’innovazione del Paese in cui viviamo, grazie alla tecnologia ed allo sviluppo di competenze.

Le interviste ai rettori delle università che hanno aderito all’iniziativa Digitali per Crescere con l’apertura dei Laboratori di Esperienza Digitale, hanno confermato che il digitale, inteso in senso lato come “ottimizzazione ed efficientamento dei processi e delle attività”, rappresenta la killer application di un periodo storico “liquido” alla Bauman per intenderci.

Una verità questa ribadita anche da Stefano Firpo, Capo della Segreteria Tecnica Del Ministro Flavio Zanonato, che ha rilasciato questa dichiarazione: “L’economia digitale è la leva per la competitività nazionale, perciò crediamo nel valore di questa iniziativa, che raggiunge capillarmente le aziende sul territorio per accompagnarle in un percorso di crescita che sfrutta le potenzialità delle Ict. Le imprese di piccole e medie dimensioni costituiscono circa il 90% del Sistema produttivo Italia, se queste non si dimostrano all’altezza della sfida digitale non saremo in grado di competere internazionalmente ed è chiaro che sarà l’intero Paese a subirne le conseguenze. A questa iniziativa va riconosciuto il merito di aver saputo unire attori del settore pubblico e privato dando avvio a un modello di collaborazione che può fare la differenza per il successo dei singoli e dell’Italia intera“.

Voi che ne pensate? Commentate, commentate!

                                                                       Roberta Esposito

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