Etica nella comunicazione e nel marketing.

Di Pietro Greppi (Ethical advisor – p.greppi@accademiapigreco.it)

“Dei perché l’etica c’entra con le imprese e la comunicazione e del perché introdurla fra le competenze professionali che si mettono al servizio dei clienti worldwide”.

etica nella comunicazione e nel marketing

Comportamenti corretti, responsabili e attenti “all’altro” sono grandi portatori di benefici reciproci (qualcuno li chiama win-win), benefici a lungo termine (da alcuni definiti fidelizzazione) e benefici costruttivi, capaci cioè di edificare basi solide su cui continuare a costruire un percorso e crescere.

Il pensiero etico, quando applicato, riduce gli sprechi, migliora l’utilizzo dell’intelligenza disponibile e aumenta l’efficacia delle azioni promosse. Induce anche nuove forme di approccio creativo per il fatto stesso di costringere a una costante verifica di correttezza del percorso.

L’etica come “nuovo” strumento di formazione personale e professionale, consente di crescere, vendere, fidelizzare e soprattutto formare una contagiosa cultura del rispetto, perché i successi commerciali avvengono anche come naturale conseguenza di un comportamento etico consapevole e riconosciuto.

Non è “scritto da nessuna parte” infatti che per ottenere consenso sia necessario un approccio che ignori l’etica. E chi mette in dubbio la funzione positiva dell’etica manifesta esplicitamente una propria repulsione per questa disciplina oltre a dichiarare involontariamente di far parte di coloro che l’etica non la considerano.

Lo stimolo che porto ai miei clienti è quello di un atteggiamento mentale e culturale basato sulla consapevolezza individuale della responsabilità che ogni singola persona dovrebbe avere in relazione alle sue azioni. Tanto più se questa persona è un professionista con responsabilità pubbliche o che su di un pubblico si riversano.

Chi si occupa di impresa, di pubblicità, di marketing, di politica… ha sempre una grande responsabilità pubblica.

L’etica in questione considera il rispetto dell’altro come prerequisito di ogni azione. E’ la disciplina che considera il bene non come atto retorico, ma come costituente un approccio culturale operativo che  contiene in sé il germe della crescita, quella positiva, che conviene a tutti.

Ognuno di noi produce con i propri comportamenti una cascata di conseguenze: positive o negative. E ognuno di noi può controllarle e sceglierle consapevolmente, più o meno facilmente in relazione alla sua propria formazione culturale o l’abitudine a farlo.

L’etica, quando applicata, è in grado di produrre crescita nei risultati sia culturali che commerciali (per chi cerchi anche solo questi ultimi)… che sono sempre di segno positivo. Certo richiede impegno, ma intendiamoci, non quello dichiarato “a voce” nei convegni e spesso confuso e mescolato con la deontologia, bensì quello realmente agìto nel quotidiano, soprattutto ad opera di chi ha la responsabilità di scegliere azioni e decidere contenuti che incideranno su migliaia di persone, come chi, in conseguenza al proprio ruolo, commissiona, pensa, produce, approva o divulga messaggi e prodotti a scopo commerciale, informativo o politico.

Da professionista l’invito principale che spesso rivolgo è quello di riflettere prima su ciò che un messaggio potrebbe procurare negli altri. Anche considerandone il percorso.

Di solito se una “strategia” produce ordini, si è soddisfatti, ma degli effetti collaterali non ci si occupa.

Effetti che quando sono negativi per il cliente finale lo sono –e amplificati- anche per l’azienda committente della strategia o del messaggio. E questa conseguenza pare non essere percepita nonostante gli effetti negativi siano di vario tipo. Possono prodursi negatività che hanno effetto sulla cultura del consumatore, o sulla stessa azienda protagonista della comunicazione.

Chi non ti sceglie lo fa per vari motivi: perché preferisce altri, perché non ha capito cosa gli proponi, perché ti ha percepito poco attento alle sue esigenze. Tante sono le cause di una scelta. L’approccio etico ha la conseguenza di ottenere sempre risultati trasparenti sia per chi sceglie sia per chi propone. Nel bene e nel male. E’ proprio il paradigma della comunicazione che cambia.

Solo per fare un esempio, incrementare le vendite di alcoolici è ritenuto un successo per chi li produce e li vende. Ma la cirrosi, lo stordimento in situazioni pericolose, etc … come si riflettono sui consumi futuri e sulle reazioni di tutti coloro che direttamente o indirettamente sono coinvolti? Il cliente tornerà? Sara’ in grado di farlo? Avrà stima della nostra azienda? Che genere di catena s’innescherà a fronte di un incidente di qualunque natura il cui protagonista sia il “nostro” prodotto, la Marca o il suo testimonial…?

Altri esempi di contesti che procurano effetti collaterali sono il continuo uso strumentale del genere femminile che fortunatamente si comincia a stigmatizzare in più ambiti, l’invito al gioco,… ma sono solo i più evidenti. Altri ambiti in cui si comunica un prodotto secondo paradigmi pericolosi riguardano l’alimentazione, l’immagine personale, …

Chi comunica soprattutto con fini commerciali affina “le lame del professionismo” per spaccare il cappello in quattro. Per essere efficace. Ma non siamo abituati a studiare se, dopo il taglio perfetto, la base su cui ci si è appoggiati è rimasta segnata. La base -se non fosse chiaro – è l’utente finale che può essere nostra madre, i nostri figli….

Si può svolgere qualunque professione e servire egregiamente la propria azienda anche pensando a questi aspetti e riflettendo sul fatto che fino ad oggi si è prodotto un pensiero che induce a raggiungere obiettivi sempre più “alti”… spesso cadendo in basso per riuscirci.

Gli esempi di irresponsabilità etica -messi in atto da persone- il sistema semplicemente non li qualifica in questo modo perché non crede commercialmente utile farlo. Ma il sistema, vale la pena ripeterlo, è fatto da persone non educate a pensare in modo diverso e che quindi non se ne occupano.

Se ne occupano sempre di più invece le persone riunite in associazioni e qualche figura nota dello spettacolo e della politica che, unendo i propri sforzi e le proprie intelligenze, cercano di interferire con quella che viene vissuta come una potenza mediatica e produttiva che sdogana contenuti pericolosi per l’educazione dei soggetti più deboli e più esposti, che sono in crescita … Di etica per assurdo si parla molto proprio oggi. Ma spesso solo perché qualcuno ha stabilito essere il tema del momento, da cavalcare per ottenere un particolare beneficio personale o per brillare di luce riflessa.

Ma per evitare fraintendimenti devo dire che il mio è un costante invito ad usare l’etica come “nuovo” strumento di crescita tramite percorsi (termine che preferisco a “strategie”) approcci mentali e contenuti che abbiano come prerequisito il rispetto degli altri, soprattutto se sono i “nostri clienti”, tenendo conto che l’etica non è un freno. Anzi e mi ripeterò, consente di crescere, vendere, fidelizzare e soprattutto formare contagiosa cultura del rispetto. Qualità che le aziende non possono che apprezzare e cercare di fare proprie.

Esempi? Ce ne sono alcuni, mosche bianche, ma ogni occasione è un caso a sè.

Fonte: http://www.ligurianotizie.it

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