Lo sviluppo sostenibile come risposta alla crisi del nostro Paese

Una delle bibbie del secolo corrente, che vi consiglio di leggere, è Green Marketing Il Manifesto di John Grant. Un libro che, a mio modesto parere, può essere un manuale per apocalittici ed integrati di turno utile a capire di volta in volta se la strategia di marketing che sta seguendo la nostra organizzazione può essere definita “integra” o tendente al greenwashing (tendenza di cui ho già fatto cenno nel mio precedente post).

Articolo sul blog di ethical business di roberta esposito

Fonte: morguefile.com

Il messaggio di questo libro può essere così sintetizzato: la sfida delle organizzazioni che vogliono mantenere una posizione rilevante sul mercato, acquisire consensi e prospettare un futuro di lungo termine è quella di riuscire ad adottare una strategia di sviluppo sostenibile. E questo è sempre più dimostrato dalla cronaca: è notizia recente la consegna del premio “Sviluppo Sostenibile 2013” a Rimini in occasione di Ecomondo, la più accreditata piattaforma per il bacino del Sud Europa e del
Mediterraneo per la valorizzazione e il riuso dei materiali e per la grande industria del futuro.

Le aziende premiate, la Greenwood di Salzano (Venezia), la Cooperativa Fattoria della Piana di Contrada Sovereto (Reggio Calabria) e la Innovation in Sciences & Technologies (Roma), sono i portavoce della green economy “made in Italy” rispetto a diversi settori industriali. Non si tratta insomma dei soliti noti, ma di PMI che hanno trovato nell’innovazione tecnologica la risposta ad un sviluppo virtuoso nel rispetto dell’ambiente. Per rubare la parola ad Antonella Carù, professoressa dell’Università Bocconi “La sfida è quella di ricercare risultati economici soddisfacenti, adottando tuttavia politiche che rispondano anche ad un’etica d’impresa che non si esaurisca nella crescita dei volumi; si impone un approccio innovativo che coniughi i risultati economici alla capacità di offrire risposte positive ai problemi della nostra epoca” (Prefazione Italiana del libro “Green Marketing Il Manifesto”).

Possiamo misurare la sostenibilità di un paese? La risposta è affermativa ed una delle voci che contano di più è certamente quella relativa alle scelte politiche di natura ambientale, sociale ed economica. Proprio domani, 12 novembre, la Fondazione Eni Enrico Mattei presenterà la nuova classifica della sostenibilità 2013. Il nostro Paese si trova al 20° posto, un risultato non brillante dovuto alla scarsa performance delle componenti economiche e sociali, ben al di sotto della media europea. Se valutiamo i parametri utilizzati dalla Feem per questa valutazione salta immediatamente all’occhio il fatto che l’Italia non prevede grossi investimenti in innovazione tecnologica in chiave eco-friendly, la chiave strategica per un vantaggio competitivo di lungo periodo.

Il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, in occasione di Ecomondo ha dichiarato: “Ora è il momento di iniziare a correre: una parte dell’Europa ha già fatto della trasformazione urbana e dello sviluppo sostenibile uno strumento di rigenerazione anche morale. Questa è l’unica strada per dare all’Italia speranza, economia, lavoro: il nostro patrimonio di bellezza è troppo spesso circondato da contesti urbani degradati”.

Da etici quali siamo non possiamo che mantenere un certo ottimismo e raccogliere quante più informazioni sui possibili scenari che la Green Economy aprirà nel nostro Paese. A tal riguardo invito a leggere l’ultimo rapporto GreenItaly al link http://www.symbola.net/assets/files/GREENITALY-2013_1383234863.pdf che conferma la reinterpretazione italiana della sostenibilità, che incrocia le vocazioni delle comunità con la tecnologia e la banda larga, la filiera agroalimentare di qualità legata al territorio con il made in Italy e la cultura.

Italiani etici non è un ossimoro. E noi etici lo vogliamo dimostrare.

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Roberta Esposito

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