Lo sviluppo sostenibile come risposta alla crisi del nostro Paese

Una delle bibbie del secolo corrente, che vi consiglio di leggere, è Green Marketing Il Manifesto di John Grant. Un libro che, a mio modesto parere, può essere un manuale per apocalittici ed integrati di turno utile a capire di volta in volta se la strategia di marketing che sta seguendo la nostra organizzazione può essere definita “integra” o tendente al greenwashing (tendenza di cui ho già fatto cenno nel mio precedente post).

Articolo sul blog di ethical business di roberta esposito

Fonte: morguefile.com

Il messaggio di questo libro può essere così sintetizzato: la sfida delle organizzazioni che vogliono mantenere una posizione rilevante sul mercato, acquisire consensi e prospettare un futuro di lungo termine è quella di riuscire ad adottare una strategia di sviluppo sostenibile. E questo è sempre più dimostrato dalla cronaca: è notizia recente la consegna del premio “Sviluppo Sostenibile 2013” a Rimini in occasione di Ecomondo, la più accreditata piattaforma per il bacino del Sud Europa e del
Mediterraneo per la valorizzazione e il riuso dei materiali e per la grande industria del futuro. Continue Reading →

Perché l’economia è “etica”

Per molti anni, prima della crisi, è prevalsa una visione “riduzionista” e tecnicista dell’economia. Una delle espressioni di questo riduzionismo è stata la dichiarata separazione di questa disciplina dall’etica. l'economia è etica-blog-do-ethical-businessLa probabile radice di quest’impostazione viene dal mito dell’equilibrio di concorrenza perfetta nel quale, sotto condizioni molto restrittive e praticamente mai realizzate nel mercato (libertà di accesso delle imprese, numero molto elevato di imprese con stesse caratteristiche, prodotti perfettamente omogenei, informazione perfetta, assenza di beni pubblici e di esternalità) l’etica è in un certo modo non necessaria. Infatti la concorrenza perfetta prevede che per ottenere i risultati benefici promessi dal mercato (disponibilità di una vasta gamma di prodotti a prezzi bassi che genera benessere per i consumatori) non c’è bisogno di comportamenti “etici” da parte dei produttori. I produttori possono perseguire il loro tornaconto individuale senza curarsi di nient’altro e sarà la mano invisibile del mercato a trasformare la somma dei loro egoismi in un bene per la collettività proprio attraverso la concorrenza. Di qui l’ultracitata frase di Adam Smith per la quale non è grazie alla benevolenza del macellaio, ma al suo desiderio di arricchirsi, che come consumatori abbiamo la possibilità di acquistare una bistecca al mercato.
Questa visione è assolutamente fuorviante. Continue Reading →